martedì 21 maggio 2013

Lavoro da casa e allestimento di un home-office


Leggevo stamattina che negli anni 2013-2014 la crisi economica europea vedra' ancora una contrazione, e che anzi si prevede un ulteriore aumento della disoccupazione fino al 2014.
Devo ammettere che il quadro non e' molto consolante.
Capisco che in questa situazione siano molti quelli che cercano di "reinventarsi" un lavoro indipendente, spesso partendo proprio da casa.
La cosa e' tanto piu' vera per la donna, che, dopo l'esperienza bella e impegnativa ma anche  un po' disequilibrante della maternita', cui spesso si associa l'eterno e dibattuto conflitto famiglia-lavoro, si ritrova con il desiderio di riprendersi la propria vita in mano, o per lo meno di affiancare a pannolini e capricci qualcosa che la faccia sentire ancora una persona e non soltanto una mamma (per quanto bello sia questo nuovo ruolo!).
Ne ha parlato Veronica pochi giorni fa, raccontandosi senza esitazione, esternando il suo pensiero, le sue riflessioni, e le sue conclusioni. E penso che, con lei, molte di noi, mamme e professioniste che hanno scelto la strada della non-dipendenza e della famiglia, si ritrovino.
Non e' un caso, insomma, il dilagare del lavoro indipendente da casa (anche se in realta' c'e' sempre stato!). Reinventarsi e' stimolante, appagante, eccitante e a tratti anche avvilente, ma e' una delle strade da tentare, soprattuto in questi anni di crisi economica.
Io ci sto provando, anche per ragioni di trasferimenti vari in giro per l'Europa, ma in particolare per una: amo la mia liberta'. Amo stare vicino a mia figlia e a mio marito. Amo svegliarmi la mattina, guardarmi allo specchio, e poter scegliere che direzione prendere, giorno dopo giorno. In barba alla crisi europea. In barba alla crisi del lavoro nel campo dell'architettura (in Italia, soprattutto, questo e' un argomento di cui si potrebbe ampiamente dibattere). Non so dove mi portera' ancora la vita, e non so quali saranno le mie scelte, ma sento che, dentro di me, sto facendo la cosa giusta.
Il tema del lavoro e' anche l'argomento del mese sul sito con cui collaboro (quandonasceunamamma.com), per il quale ho trattato pochi giorni la questione dell'allestimento di un home-office capace di stimolare la nostra creativita', aumentare la concentrazione, e darci la giusta percezione di noi stessi e del nostro lavoro. Vi mando li', per saperne di piu'. Troverete qualche consiglio per iniziare e per riflettere.

E se avete ulteriori domande non esitate a chiedere, qui sotto o di la'.


Immagine: ©Mammachecasa!

mercoledì 15 maggio 2013

Come approfittare di un trasloco per fare decluttering - Pulizie di primavera: cosa butto e cosa tengo

Questo mese partecipo alla Staffetta Di blog in Blog. 
Cosa e' e come e' nata lo spiego qui.
Questa e' la pagina relativa, e se volete partecipare questo il gruppo a cui iscrivervi.
Il tema ufficiale del mese e' "Pulizie di primavera: cosa butto e cosa tengo". Ma poiche' oggi abbiamo carta libera sullo sviluppo del tema il mio titolo e' diventato "Come approfittare di un trasloco per fare decluttering". Ed e' un tema che, in questo momento, sento particolarmente vicino.

E ora veniamo al post.


Ci siamo. Tra poco inizia la sfida allo scatolone selvaggio.
Ed e' primavera, la stagione migliore per fare "pulizia", fisica e mentale.
Quale occasione piu' indovinata, per parlare di decluttering?
Non troverete in questo post consigli su come ripulire casa dalle cianfrusaglie, fare il cambio di stagione, organizzare gli spazi, l'ufficio, la scrivania o la camera da letto; e nemmeno su come imparare a fare decluttering nella vita, che e' una cosa cui tutti dovremmo tendere, per arrivare all'essenziale. Ovvero, a cio' che conta. Per noi. 
Un trasloco e' sempre occasione di stress. Perche' richiede uno sforzo mentale e fisico extra. Perche' inscatolare parte della nostra vita  (quella passata, i ricordi, i vissuti, gli oggetti o souvenir di luoghi cui siamo legati) e' destabilizzante. Perche' i cambiamenti spaventano. Perche' non sai cosa ti aspetta, non sai se sara' un'esperienza piacevole o fallimentare. Perche' le tue abitudini cambieranno: non berrai piu' il caffe' nell'angolo preferito di casa, su quella poltrona che sta esattamente dove deve stare per farti sentire a tuo agio; non riposerai piu' sul tuo balcone con la vista preferita, quella cui ormai ti sei affezionato; non guarderai piu' dalla stessa finestra; non andrai piu' a dormire nello stesso letto, nella stessa camera, facendo gli stessi gesti di sempre nel luogo esatto in cui sei uso farli; non mangerai piu' alla stessa tavola. Non sentirai piu' gli stessi odori, ne' gli stessi rumori. Ne' i vicini che litigano, ne' i bambini del condominio che urlano e piangono, ne' i cani che abbaiano. Non vedrai piu' fiorire lo stesso albero, in primavera. Gli equilibri si stravolgeranno. 
Insomma, e' destabilizzante perche' e' un salto nel vuoto. E ti obbliga a lasciare indietro qualcosa.
Ma proviamo a vederlo come un'opportunita', invece che come un segnale di qualcosa che non sara' piu' uguale a prima.

lunedì 13 maggio 2013

Punch and Judy


Punch and Judy sono due personaggi un po' folli del teatro dei burattini, qua in Inghilterra.
Dal XVII secolo lui bastona chiunque gli capiti tra i piedi, facendosi beffe di tutti e tutto, e facendo venire seri dubbi sulla validita' dei valori educativi inglesi (piu' che altro, perche' i bambini se la ridono davvero). Judy, poveraccia, gli va dietro.

Qui la storia.

Ieri, a Covent Garden, nel cortile della St. Paul's Church.

Voi conoscete Punch and Judy? Cosa ne pensate?

giovedì 9 maggio 2013

Perche' bloggo?


Da Wikipedia: "Nel gergo di Internet un blog e' un particolare tipo di sito web i cui contenuti vengono vosualizzati in forma cronologica. [.....] Il temine blog e' la contrazione di web-log, ovvero "diario in rete". (web = rete, log = traccia, registro, diario)

Cosi', in effetti, ho iniziato questa avventura online.

Ma ci sono momenti, nella vita di un blogger, in cui ti chiedi "perche' scrivo"? Sprattutto, perche' scrivo un diario online (che, in fondo, cosi' e' iniziata l'avventura)? "Perche' espongo in un luogo pubblico (il web) fatti, sentimenti e vicende - anche - personali che non dovrebbero interessare nessuno se non me stessa e al massimo chi mi vuole bene?
Questo e' tanto piu' vero per i blog personali (e questo blog, almeno fino alla sua ristrutturazione - ma anche dopo -, lo sara'), non necessariamente per quelli commerciali, "professionali" (ma vogliamo arrivare poi ad una definizione di blog professionale?), tematici o, come usiamo chiamarli, "di nicchia".
Quando ho aperto questo blog non avevo la pretesa di essere letta.
L'ho fatto per me stessa, prima di tutto. E stop.
Per amore della scrittura, che e' sempre stata terapeutica, per me; per amore della comunicazione, che ti unisce al mondo e a persone di cui ignori perfino l'esistenza ma che per qualche strana congiuntura astrale si ritrovano in quello che dici; per amore della libera circolazione delle idee, che invece, con il tempo, scopri essere, spesso, una fregatura. Ed anche per ritrovare un'identita' messa a dura prova da una maternita' (gia' di per se' stravolgente, in tutti i sensi) in un paese straniero.
La ragione del perche' ho iniziato a scrivere su un blog l'ho data a suo tempo in una delle mie prime interviste, ormai purtoppo scomparsa dal web, come spesso succede in questo mondo virtuale che tutto ingloba e tutto nasconde.

martedì 7 maggio 2013

Pic-nic di maggio (a Londra, guarda caso)


Un weekend lungo quello passato, con un lunedi' di festa (che chiamano, come tutti gli altri lunedi' di festa, comunemente, bank holiday), che ha allietato la vita agli otto milioni di abitanti della Greater London. Un weekend tranquillo, di tutto riposo, che il londinese medio, normalmente, passa in uno dei numerosi parchi della metropoli, bivaccando e ustionandosi al sole che finamente inizia a scaldare gli animi e la pelle. Quando c'e', il sole, ovviamente.
Se sabato e domenica le temperature erano ancora ottobrine, soltanto ieri, con una previsione meteo che dava 18/20 gradi ed un sole cocente (almeno per un paio d'ore), il weekend lungo londinese si e' vagamente riscattato. Temperature quasi estive, qui, che non hanno fermato migliaia di londinesi dallo "spogliamento selvaggio" (lo so che e' un termine che non esiste, ma passatemelo, rende troppo l'idea!): pantaloni e manica corta per gli uomini, mises svolazzanti e top estivi per le donne. Un tripudio di carni bianche (e non solo) esposte al vento e alle intemperie. Con il mio maglioncino striminzito indosso, che ho avuto il coraggio di togliere per una misera oretta, devo essere sembrata "quella strana", al pic-nic di ieri.
Tant'e', almeno non ho il raffreddore.
Non so se vi e' capitato di venire in quel di Londra tra aprile ed agosto.
Non importa quanti gradi ci siano, sopra allo zero: basta un raggio di sole appena piu' tiepido del normale che il londinese si spoglia di tutto punto. Dalle mamme davanti a scuola, in magliettina e pants alle 9.00 di mattina (se il forecast prevede sole, cioe' "dry weather" - ovvero, non pioggia), con 14/15 gradi, a quelle che vedi per strada, dirette verso il parco con 3/5 figli aggrappati addosso (ma piu' spesso sparsi).
Che comunque, a un europeo normale, fa freddo solo a guardarle.
Devo ancora "acclimatarmi" ed abituarmi a questo trend londinese. Ma credo proprio che non succedera'. Anche perche', e' ormai cosa nota, me ne sto andando dalla metropoli dei bus a due piani e delle mailblox rosse. E anche se rimanessi, poco cambierebbe. Al contrario della piccola Micro British Girl, che, avendo geni nordici ed usanze britanniche, ha tranquillamente passato il suo pic-nic d'inizio maggio al parco in magliettina a manica corta e pants sotto il ginocchio (degli anni passati, ma non ditelo a nessuno).
Io la giacchina jeans gliel'ho messa, al passaggio del nuvolone persistente.
Have a nice day!
(e mettete in valigia il maglioncino di lana SEMPRE, se avete in programma un volo a Londra)

_____________________

[Per chi volesse avere un assaggio dell'estate londinese, ricordo questo mio vecchio guest-post.]

mercoledì 1 maggio 2013

La citta' di G.: le reazioni


"Andate nella citta' di G.? O my God...."
La prima volta che abbiamo annunciato al mondo che saremmo andati a vivere nella citta' di G. (che poi e' capitale di un cantone svizzero, eh, non il paesello sperduto tra le montagne), la moglie di un collega del macroeconomista ha reagito cosi'.
"Do you kwnow it?".
E gia'mi pareva strano che una tedesca di Amburgo conoscesse la citta' di G.
"Haem....yes. No, no, sorry, I didn't mean that...."
You didn't mean WHAT, cazzo?
No, non ho detto cosi', in realta'. Ma l'ho pensato.
"And...what do you mean, darling? You did't like it?"
"I went there, a looooong time ago (notare la sottolineatura)..... It's just.... SMALL. I had a friend there...."
Ah, avevi un amico li'. Chissa' cosa vuol dirmi, boh.
No, ma piu' che altro quello che mi ha impensierito e' stata la sua faccia nel pronunciare Oh my God.
Schifata. Era letteralmente schifata.
Chiaramente io e il Macroeconomista ci siamo gardati negli occhi, atterriti.
"Facciamo finta di nulla, o iniziamo a preoccuparci?" e' stata la domanda, una volta soli.
Poi abbiamo deciso, conoscendo il soggetto e soprattutto il modo in cui si era espressa, di non dare troppo peso alle sue parole.

martedì 30 aprile 2013

Londra nei libri per bambini - Giro del mondo con i libri

Questo blog ultimamente si sta concentrando molto piu' su Londra e sulle emozioni che la citta' ci ha regalato. Normale, credo dopo 6 anni che viviamo qui e prima di un nuovo trasferimento sul continente. Nell'attesa della promessa ristrutturazione del blog, dunque, cui sto pensando da mesi, mi concedo ancora per un po' la liberta' di parlare di cio' che mi gira, a seconda della giornata; che ci sia il sole, il diluvio universale, o un cielo biancolatte, as usual.
La gita scolastica di Micro, questo mese, sara' a Buckingham Palace:
"Mamma, andiamo a Buckingham Palace! Lo sai sai cos'e'?"
"Dimmi, che cos'e'?" (hehehe)
"E' il Queen's  Caaaaaohsolh (= Queen's Castle, pronunciato con vero accento londinese)."
"Ma lo conosci gia', il Queen's Castle, non ti ricordi «Katie in London»?"
"Aaaaahhh, si mamma, quel book del leone!"
"Esatto, quel libro li'!"

«Katie in London» by James Mayhew

Traggo spunto da questa conversazione per darvi qualche dritta sui libri per bambini che possono dare loro una prima idea della citta' di Londra, e prepararli cosi' ad una breve o lunga escursione nella citta' dei bus a due piani e delle mailbox rosse divertendosi ed immaginando il viaggio che farete insieme. Chissa' che i loro occhi non vedano davvero il leone di Trafalgar square balzare giu' dal suo piedistallo e portarli in giro per la citta', una volta qui!

venerdì 26 aprile 2013

"Londra women-friendly" edizione cartacea


Tempo fa avevo recensito questa utile, interessante ed ironica guida tutta al femminile alla citta' di Londra, purtroppo presente in commercio soltanto in formato ebook e quindi non accessibile agli affezionatissimi della carta stampata.
Mi comunicano ora dalla regia che la guida e' stata pubblicata recentemente anche in edizione cartacea, da Morellini, all'interno di una collana di guide women-friendly che vi consiglio di tenere d'occhio. La potete acquistare online a questo link, nonche' in tutte le librerie italiane.
Buona lettura!

lunedì 22 aprile 2013

Londra, i "nostri" luoghi

Il tempo passa veloce, il trasferimento sul continente si avvicina inesorabilmente.
La piena fase vendo/cerco casa, i contratti, le scadenze, le ferie in avvicinamento mi impediscono di vivere e passeggiare per la citta' come vorrei, per fare il pieno di sensazioni da portarmi dietro nella nostra nuova avventura tra le montagne della Svizzera.
Non l'ho scoperta tutta, la metropoli dei bus a due piani. Cinque anni non sono bastati (ormai quasi sei, per la verita'). Non tutti i quartieri, ho visitato. Non tutte le strade ho percorso.
Troppe, per una neomamma (la tube londinese non e' amica dei passeggini, anche se tutto il resto lo e'). Troppe anche per una persona che fa una vita normale e che, dopo poche ore di liberta' dagli impegni quotidiani (in cui tra l'altro si inventa un blog, qualche traduzione, qualche lavoro per tirare a campare in una delle citta' piu' care del mondo, ecc...) deve recuperare la figlia all'asilo e poi portarla ai giardinetti, ai music workshops, ai teatrini, nelle softplay-areas, in biblioteca, a giocare con gli amichetti, e (da quest'anno) fare anche i compiti di scuola.
E' che il tempo non basta mai, a Londra.
Cosi' finisci per fare le solite cose, piu' o meno nel tuo quartiere, con la carrozzina o il passeggino al seguito (per fortuna quell'epoca e' ormai passata: il passeggino giace addormentato nel baule della monovolume). A meno di non sfruttare le tue poche ore d'aria per scoprire la citta'. E il weekend, per fortuna, e' tutto tuo. Tuo e della tua piccola, neonata famiglia. Puoi improvvisare o programmare, a seconda della lontananza del luogo di visita. Di solito e' sufficiente informarsi online, e trovi tutto cio' di cui hai bisogno. Infili nella borsa il London A-Z (lo stradario completo di Londra, vedi a destra del post), carichi la Oyster Card, o accendi il motore della macchina, e vai.
Libero e felice, alla scoperta dei luoghi che rimarranno nella tua memoria per sempre. E ti senti un po' turista, come se ogni volta fosse la prima.

Londra, come l'abbiamo vista appena arrivati



sabato 20 aprile 2013

Ping Pong, il tavolino multifunzione di Huzi



Ping Pong e' un tavolino disegnato da Mike Mak per Huzi, azienda di Hong Kong  che ha una collezione molto interessante di oggetti per bambini. Ma non e' soltanto un tavolino.
E' molto di piu': gioco in miniatura (il ping pong e' molto popolare in Cina), lavagna per disegnare, piano per inventarsi storie, scrivere, mangiare, appoggiare una tazza di te' o un libro. Un tavolino multifunzione, un oggetto utile e per il divertimento, per grandi e per piccini.
In materiale naturale (compensato di quercia rossa) e dai bordi arrotondati, con un piano lavagna in finitura non tossica, risponde ai criteri di sicurezza richiesti dagli standards internazionali.
Potete acquistarlo sullo store di Huzi.

Misure: 110x60 cm, h. 42,3 cm.

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